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commento al libro, da Patrizia
Il libro di
Calaciura ha suscitato in me molte riflessioni, che mi avevano spinta ad
annotare pensieri ed interrogativi su cui confrontarsi nel nostro incontro, ma
la sensazione di un minore coinvolgimento da parte di molte amiche mi ha in
parte, forse provvidenzialmente, frenato ad esternare qualcosa che oggi il commento di Anna ha riacceso.
Credo che
Calaciura abbia pagato la provocazione insita nella scelta di affrontare un
personaggio ed una vicenda complessi non neutri rispetto all’esperienza che
un percorso, laico o religioso, ha comunque
già costruito nel lettore; la conoscenza pertanto riaffiora e condiziona inevitabilmente la possibile
immedesimazione e reazione emotiva nei confronti della narrazione. Del resto l’autore sembra contare sulla pregressa
conoscenza dei Vangeli ufficiali da parte del lettore, dal momento che la utilizza, come
espediente letterario, quando cala ad effetto citazioni evangeliche decontestualizzate
(“Padre perché mi hai abbandonato?” riferito a Giuseppe), miracoli trasformati
in sogni (Gesù che cammina sulle acque, vino inesauribile alle nozze di
Nazaret), personaggi noti impegnati in situazioni nuove (Lazzaro che porta Gesù
sulle spalle dopo una sbornia), fino a Giuda che diventa colui che salva da un
possibile suicidio per impiccagione.
Concordo con
le amiche che hanno apprezzato la prima parte del libro, in cui paure,
contraddizioni e sfide dell’adolescenza vengono, anche per me, affrontate
felicemente: il passaggio dall’infanzia protetta all’adolescenza che vuole
affermare la propria autonomia nella scoperta contemporanea di se stessi e del
mondo diventa un percorso universale, una crescita in cui ciascuno può riconoscersi.
Una
sottolineatura particolare vorrei darla al tema dell’amore, che il Gesù- uomo non poteva non affrontare. Bella a mio avviso
la declinazione che ne fa l’autore: il turbamento emotivo dell’adolescente
dinanzi all’attrazione ancora misteriosa per l’altro sesso (la ragazza velata è
perfetta!), l’innamoramento con i suoi possibili fraintendimenti, fino al
tradimento doloroso delle aspettative(la ragazza che dona il suo corpo ad un
altro), poi l’incontro più maturo con una donna che attrae per la sua
personalità e libertà, con cui viene condivisa
la scoperta della fisicità e del sesso e che viene scelta come futura compagna
di vita(destinata a scomparire perché incompatibile con l’epilogo storico a cui
il finale sembra volersi allineare).
Credo infine che centrale nel libro sia il tema della solitudine, che scaturisce dal dramma di una predestinazione a cui sottosta’ l’intera vicenda. Il Gesù di Calaciura, ignaro della sua natura divina, è animato dagli stessi sentimenti e pulsioni con cui ogni uomo affronta il suo cammino terreno, ma a poco a poco vede concretizzarsi per lui un destino di inesorabile ed angosciosa solitudine che lo induce persino a pensare al suicidio.
Sono Letizia. Trovo la tua analisi del libro di Giosuè puntuale e interessante. E, poiché è una critica positiva, mi fa particolarmente piacere! Come sono riuscita a dire ,solo alla fine del nostro incontro, ho trovato alcune parti più coinvolgenti di altre, ma le tue osservazioni scritte mi hanno portato a vedere alcuni aspetti che non avevo colto appieno, soprattutto l'angosciosa solitudine. Grazie
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