martedì 13 aprile 2021

 

Altro commento al libro, da Patrizia

 

Il libro di Calaciura ha suscitato in me molte riflessioni, che mi avevano spinta ad annotare pensieri ed interrogativi su cui confrontarsi nel nostro incontro, ma la sensazione di un minore coinvolgimento da parte di molte amiche mi ha in parte, forse provvidenzialmente, frenato ad esternare qualcosa che oggi il commento di Anna ha riacceso.

Credo che Calaciura abbia pagato la provocazione insita nella scelta di affrontare un personaggio ed una vicenda complessi  non neutri rispetto all’esperienza che un  percorso, laico o religioso, ha comunque già costruito nel lettore; la conoscenza pertanto riaffiora e  condiziona inevitabilmente la possibile immedesimazione e reazione emotiva nei confronti della narrazione. Del resto  l’autore sembra contare sulla pregressa conoscenza dei Vangeli ufficiali da parte del lettore, dal momento che la utilizza, come espediente letterario, quando cala ad effetto citazioni evangeliche decontestualizzate (“Padre perché mi hai abbandonato?” riferito a Giuseppe), miracoli trasformati in sogni (Gesù che cammina sulle acque, vino inesauribile alle nozze di Nazaret), personaggi noti impegnati in situazioni nuove (Lazzaro che porta Gesù sulle spalle dopo una sbornia), fino a Giuda che diventa colui che salva da un possibile suicidio per impiccagione.

Concordo con le amiche che hanno apprezzato la prima parte del libro, in cui paure, contraddizioni e sfide dell’adolescenza vengono, anche per me, affrontate felicemente: il passaggio dall’infanzia protetta all’adolescenza che vuole affermare la propria autonomia nella scoperta contemporanea di se stessi e del mondo diventa  un percorso universale, una crescita in cui ciascuno può riconoscersi.

Una sottolineatura particolare vorrei darla al tema dell’amore, che il Gesù- uomo  non poteva non affrontare. Bella a mio avviso la declinazione che ne fa l’autore: il turbamento emotivo dell’adolescente dinanzi all’attrazione ancora misteriosa per l’altro sesso (la ragazza velata è perfetta!), l’innamoramento con i suoi possibili fraintendimenti, fino al tradimento doloroso delle aspettative(la ragazza che dona il suo corpo ad un altro), poi l’incontro più maturo con una donna che attrae per la sua personalità e libertà, con cui viene  condivisa la scoperta della fisicità e del sesso e che viene scelta come futura compagna di vita(destinata a scomparire perché incompatibile con l’epilogo storico a cui il finale sembra volersi allineare).

Credo infine che centrale nel libro sia il tema della solitudine, che scaturisce dal dramma di una predestinazione a cui sottosta’ l’intera vicenda. Il Gesù di Calaciura, ignaro della sua natura divina, è animato dagli stessi sentimenti e pulsioni con cui ogni uomo affronta il suo cammino terreno, ma a poco a poco vede concretizzarsi per lui un destino di inesorabile ed angosciosa solitudine che lo induce persino a pensare al suicidio.

 

 

 

 

 

 

 

1 commento:

  1. Sono Letizia. Trovo la tua analisi del libro di Giosuè puntuale e interessante. E, poiché è una critica positiva, mi fa particolarmente piacere! Come sono riuscita a dire ,solo alla fine del nostro incontro, ho trovato alcune parti più coinvolgenti di altre, ma le tue osservazioni scritte mi hanno portato a vedere alcuni aspetti che non avevo colto appieno, soprattutto l'angosciosa solitudine. Grazie

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