domenica 12 dicembre 2021

 

          Riunione di Librità del 24 novembre 2021

Siamo on line e non siamo tutte. Mancano Adriana, Anna, Maria Paola e Marta. Giovannella si collegherà via telefono tramite Patrizia perché per qualche motivo l’invito alla riunione non le funziona. Va detto che la sottoscritta, Paola, ha fatto parecchia confusione nel diramare, diciamo così, gli inviti; e, avendo fatto confusione, è andata nel panico aumentando quindi la suddetta confusione. Così si è anche scordata di attivare il registratore, il che sarebbe stato necessario visto che, quando la riunione è on line, non riesce a prendere appunti. Quindi il resoconto… sarà quel che sarà.

I libri da commentare erano due, in un certo senso fusi in uno solo: Bartleby lo scrivano di Herman Melville e Mio fratello di Daniel Pennac

Patrizia ha osservato  che non le ha giovato nella valutazione dei due testi aver letto prima quello di Melville perché in qualche modo questo ha tolto efficacia alla combinazione che Pennac fa del suo racconto con la storia di Bartleby.

Rita è d’accordo con l’osservazione di Patrizia

Patrizia sottolinea anche una delle prime notazioni che l’autore fa sul fratello Bernard, “non voleva aumentare l’entropia”. E’ un termine scientifico, qui usato in senso figurato. Qualcuna delle amiche si chiede cosa significhi e Patrizia spiega che approssimativamente può significare disordine; e forse Bernard pensava al disordine dell’esistenza.

Giovannella. Mio fratello le è piaciuto molto, l’ha commossa, Come per gli altri interventi, mi dispiace che nel resoconto risulti impoverito quel che è stato detto da lei.

Annamaria. Parla con grande trasporto del libro, ricordando che anche lei ha perso anni fa un fratello molto caro.

In generale il libro di Pennac ci ha catturato tutte, o quasi.

Zezè. Sostiene che il rapporto tra i due fratelli, e in genere tra i membri della loro famiglia di origine, è un rapporto di non conoscenza, mentre molte di noi pensano che il non conoscere “i segreti” dell’altro  non sia un non conoscere l’altro; e abbiamo la sensazione che il ritratto che Pennac fa del fratello ci restituisca invece una persona intera. Dispiace quasi non aver conosciuto questo fratello.

Matilde. L’alternarsi Pennac-Melville le ha suggerito il sospetto che Pennac abbia usato Bartleby come trucco editoriale per fare un libro con un testo che altrimenti sarebbe stato troppo esiguo. Un sospetto che è stato quasi annullato dai nostri commenti . E questo le fa sottolineare l’utilità delle discussioni e dello scambio di idee.

Tra i commenti di cui sopra quello di Rita, che sottolinea l’importanza nell’equilibrio del testo quel che Pennac racconta sulle reazioni del pubblico al suo spettacolo.

Il personaggio Bartleby rimane nei commenti di tutte una figura difficile da decifrare e definire, come difficile da capire e definire è l’atteggiamento verso di lui del suo datore di lavoro, la voce narrante.

Zezè. Secondo lei è uno che rifiuta la vita.

La conclusione del racconto di Melville è per tutte struggente, molto triste.

Matilde ci parla di due libri che l’hanno molto appassionata: di Antonio Forcellino La Cappella Sistina,  nel quale vengono raccontati non solo le opere dei due pittori, ma anche le loro personalità, i loro temperamenti e i loro caratteri così diversi. L’altro libro è Atlantide di Carlo e Renzo Piano: un viaggio in barca a vela del padre e del figlio alla riscoperta delle opere progettate dal padre.

Non ricordo che siano stati citati altri libri, e mi scuso della dimenticanza se invece lo sono stati.

Per il libro da commentare la prossima volta ci fermiamo presto su Borgo Sud di Donatella di Pietrantonio. Alcune di noi l’hanno già letto e apprezzato e tutte avevamo letto e apprezzato L’Arminuta della stessa autrice; della quale Nilde sta leggendo anche, e lo trova interessante, Mia madre è un fiume.

Qui si conclude il mio povero resoconto, ci vediamo il 16 dicembre. Dopo molto discutere abbiamo deciso che sarà ancora on line.

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