lunedì 12 aprile 2021

commento al libro di Giosuè Calaciura "Io sono Gesù"

 

IO SONO GESU’ di Giosuè Calaciura                                   10 Aprile 2021

 

Il libro di Calaciura “Io sono Gesù”, che ho letto fino alla fine con curiosità, mi ha lasciato nel complesso un’impressione poco gradevole, mi è parso inutilmente strano, deprimente, triste. Alcune situazioni mi sono sembrate poco giustificate, immotivate, per esempio la scarsa serenità di Gesù sin da bambino, nonostante, come lui stesso sottolinea, sia costante l’affetto, la tenerezza, l’attenzione da parte dei suoi genitori; sì, descrive una vita di estrema povertà e di spostamenti dovuti a misteriose minacce, ma certamente la sua è un esistenza simile a tante altre in quel tempo e in quel paese, “non ci sono ricchi a Nazaret”, dice. Perché Giuseppe abbandona la sua famiglia che pure aveva accettato e protetto amorevolmente? Perché Gesù ragazzo abbandona la madre senza alcun preavviso o spiegazione, facendola soffrire? La ricerca del padre non appare così pressante, la sua sembra piuttosto una fuga in cerca di avventure, un modo, molto comprensibile per un adolescente,  di misurarsi con il resto del mondo, di diventare adulto. Strano anche il suo rapporto con la madre con cui non parla quasi mai, non ci sono dialoghi e neanche grandi segni di tenerezza (se non da parte di Maria) tra di loro, Gesù sembra mostrare più affetto nei confronti della sua asina!

La scrittura di Calaciura è certamente ricca, poetica, molto densa e affascinante, ma nello stesso tempo inquietante, a volte eccessiva. Alcune figure sono belle, ben disegnate e rimangono nella mente, in particolare quella di Anna, del vecchio Gionata, di Delia; altre invece (Marta e Maria, Lazzaro) sono appena abbozzate e non si capisce se ci sia un qualche collegamento con le figure descritte nel Vangelo. Mi è sembrato di cogliere contraddizioni anche in altri momenti:  da una parte sembra che Gesù sia ben inserito nel suo ambiente, aiuta con generosità i vicini a difendersi dai nemici (gli uomini armati, i cani rabbiosi) e a ricostruire le case bruciate, c’è una sensazione di amicizia quando tutti condividono la stessa casa, cercando insieme di far rinascere il proprio paese con spirito di collaborazione; invece poi prevale l’impressione di una estrema solitudine, di incapacità a rapportarsi con gli altri, di mancanza di affetti. Anche i motivi suggeriti sulle cause della morte di Anna non mi sono sembrati validi: perché mai la nascita di una coppia in procinto di sposarsi con l’approvazione dei familiari, avrebbe dovuto provocare ostilità nella comunità? Anche il finale è poco concluso, il rapporto di affetto (ma anche di gelosia) che lo lega al cugino Giovanni non spiega per quale motivo lui si accinga a raggiungerlo e, forse, a seguirne le tracce. Nel complesso la figura di Gesù risulta quella di un uomo complicato, sofferente, poco incline ad aprirsi agli altri, immotivatamente pessimista e diffidente, non mi ha suscitato grande empatia.

1 commento:

  1. Sono Letizia
    è giusto e normale che un libro, abbastanza particolare e difficile, possa disorientare e non piacere, ma mi viene da sorridere quando ti chiedi "perché Giuseppe abbandona la sua famiglia che pure aveva accettato e protetto amorevolmente? Perché? Se lo chiedono tutti da duemila anni, perché Giuseppe sparisce?

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