domenica 21 novembre 2021

 

“A un cerbiatto somiglia il mio amore”             di David Grossman

ottobre 2021

 

Ho acquistato questo libro dopo ave letto che l’autore lo aveva iniziato a scrivere prima della morte del figlio e che, averlo ripreso e continuato dopo che il figlio era rimasto ucciso durante un’operazione militare, gli ha, in qualche modo, permesso di sopportare l’enorme dolore. La protagonista è Orah, madre di Ofer, un ragazzo che, nel momento in cui è stato finalmente congedato dall’esercito, chiede lui stesso di continuare a combattere, cioè continuare a rischiare la propria vita, partecipando ad una operazione militare pericolosa.  La madre, che aveva programmato una vacanza insieme per ritrovare una qualche intimità perduta con lui, è sconvolta e ferita da questa decisione, terrorizzata dall’idea di perderlo e, in modo del tutto irrazionale, decide di scappare dalla casa dove, con una ritualità crudele e spaventosa, potrebbero arrivare i militari addetti a portare alla famiglia la notizia della morte di un congiunto. In questa fuga assurda trascina con sé Avrom, suo antico amore, una specie di relitto umano dopo aver subito una terribile prigionia, che, scopriremo man mano che la storia procede, è il vero padre di Ofer. L’inizio del romanzo ci aveva mostrato in che modo, all’età di 16/17 anni, durante una degenza in ospedale il destino di Orah si era strettamente legato a quello di Avram e di Ilan, che diventerà suo marito e padre del suo primo figlio Adam. Gli eventi che riguardano la vita dei tre personaggi sono narrati in modo spezzettato, in un continuo e disordinato flash back, ed è compito, non sempre agevole, del lettore ricostruire la storia, incastrando e risistemando continuamente i tanti pezzi a formare un unico puzzle. Durante il lungo peregrinare senza meta, Orah racconta ad Avrom in modo minuzioso chi sia il figlio che lui ha rifiutato sin da quando ha saputo della gravidanza e di cui non conosce niente; il suo racconto, spezzettato e sofferto, denso di mille piccoli particolari e di squarci sulla vita della famiglia che lei ha faticosamente costruito con Ilan, vuole essere un modo per proteggere Ofer che lei sente sempre in pericolo. Mi ha colpito come la storia di questi personaggi sia strettamente interconnessa con la vita problematica di Israele: la sensazione di non sentirsi mai sicuri, mai “a casa”, mai in pace, l’odio misto a compassione per il nemico, l’orrore di sentirsi sbagliati, dalla parte del torto; sono temi che l’autore ha spesso trattato in altri scritti. Fa da sfondo una natura colorata, in fiore, popolata di animali e con splendidi paesaggi, ma anche disseminata di segni di guerra, di lapidi che ricordano i tanti giovani caduti.

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